Film estensibile: come scegliere quello più adatto a ogni lavoro

Assemblare diversi prodotti su un unico pallet è una fase fondamentale delle spedizioni, sia per renderle più sicure che per risparmiare tempo e denaro: e il film estensibile è un elemento essenziale perchè questo accumulo di prodotti sia sicuro e ben protetto dalla dispersione lungo tutto il suo viaggio. Tuttavia, proprio perchè viene utilizzato in decine di situazioni differenti, e per legare insieme i prodotti più diversi, il film estensibile è disponibile sul mercato in molte varianti particolari, e non sempre può essere facile per chi non sia un esperto effettuare una scelta ragionata.
Ecco quindi qualche consiglio utile per i vostri acquisti di film estensibile:

1. La difficoltà nel valutare il prezzo
Normalmente, il film estensibile viene venduto a peso; ma purtroppo questo è un criterio di costo poco valido per l’utente finale, al quale interessa, in realtà, un costo al metro, o ancora meglio – e in definitiva è proprio questa la misura sulla quale è possibile fare delle valutazioni interessanti sul film estensibile – un costo per carico, ossia un’indicazione del costo da sostenere per ogni pallet assemblato. Il costo a peso infatti non può tenere conto dello spessore, della tenuta, della resistenza del film estensibile. Il test da fare, in questo caso, è avvolgere – con un campione per ciascun tipo – due o più pallet simili o identici, di dimensioni tipiche per l’azienda, e quindi pesare il film estensibile effettivamente utilizzato e ricavare il costo per singolo carico. Mettere a budget le spese relative diventerà molto più semplice!

2. Standard, o ad alte prestazioni?
La prossima decisione da prendere è proprio questa: risparmiare è ottimo, ma non se compromette i risultati del lavoro. Dovremo scegliere fra il film estensibile standard, che offre prestazioni valide per le situazioni mediamente incontrate in un’azienda, o tipologie di film estensibile dalle prestazioni (e dai costi) superiori, con maggiori capacità di estensione, o con caratteristiche particolari come la protezione dai raggi ultravioletti.

3. A mano o a macchina?
L’avvolgimento con film estensibile dei pacchi assemblati su un pallet può essere effettuato sia a mano che con appositi macchinari; tuttavia questi ultimi hanno costi che raggiungono facilmente le migliaia di euro. Le prestazioni sono però naturalmente diverse: un macchinario è capace di tendere il film estensibile molto di più – almeno il triplo – il che porta ad un notevole risparmio sul materiale utilizzato. Come regola base, se vengono preparati più di 15 pallet al giorno il passaggio a un macchinario per avvolgimento del film estensibile diventa conveniente.

4. Blown o Cast?
Sono essenzialmente due i metodi con i quali è possibile fabbricare il film estensibile: la tecnologia blow e la tecnologia cast. Il film estensibile ottenuto con metodo blow viene da resina fusa, gonfiata in una grande bolla e poi fatta raffreddare ad aria, e offre prestazioni meccaniche e resistenza superiori; è però più costoso e presenta scarsa trasparenza. Il film estensibile cast, invece, viene estruso e poi passato su rulli raffreddanti: questo rende la produzione più rapida e il prodotto meno costoso e più trasparente e lucido, ma di forza nettamente inferiore al metodo blow.

5. Pre-esteso o standard?
L’ultima decisione da prendere è se acquistare film estensibile standard o preferire quello pre-esteso in fabbrica. Quest’ultimo permette di evitare l’uso di macchinari per ottenere la massima estensione, e ripaga i propri costi superiori con il risparmio netto di materiale; non è tuttavia adatto a carichi molto pesanti, perchè troppo sottile per sostenerli in sicurezza.

I vantaggi delle teglie da forno in silicone

Avete mai usato una teglia da forno in silicone? Chi le prova non le abbandona più, e se vi state domandando come mai tutti ne sono così entusiasti eccovi le sette ragioni per cui sono tanto apprezzate, e come mai stanno diventando così popolari!

1. Leggere
Il silicone è un materiale leggerissimo: le teglie da forno in silicone pesano una frazione di quelle realizzate in qualsiasi altro materiale, incluso l’alluminio, e oltre a questo possono perfino essere arrotolate, andando ad occupare uno spazio davvero minimo nei vostri cassetti!

2. Durevoli
Il silicone è leggero: ma non per questo è meno durevole! La vita media di una teglia da forno in silicone di buona marca è di diversi anni – o, se preferite, di diverse migliaia di utilizzi ad alta temperatura in forno. E non è tutto, perchè queste teglie sono anche antimacchia, e quindi rimangono belle da vedere per tutta la loro vita, esibendo al massimo una minima decolorazione con il passare degli anni.

3. Antiaderenti
L’esperienza è capitata a tutti : prepariamo una teglia di biscotti, usiamo la nostra miglior teglia antiaderente… e invece, al momento di sfornare, nonostante tutte le nostre attenzioni i biscotti si sono attaccati. Con il silicone questo non accade: si tratta di un materiale davvero antiaderente, tanto che ne vengono fatti perfino fogli da appoggiare sulle teglie tradizionali per poterle utilizzare ancora senza bisogno di lavarle fra un’infornata e l’altra quando si preparano grossi quantitativi di cibo!

4. Utilizzabile in microonde
Ci sono pochi materiali che possono essere utilizzati con la stessa tranquillità sia nel forno tradizionale che in quello a microonde: il silicone è uno di questi. Le microonde non hanno praticamente alcun effetto sul silicone, e queste tegli possono essere utilizzate tranquillamente migliaia di volte senza alcun effetto negativo anche in questo tipo di forni.

5. Lavabili in lavastoviglie
Tutti preferiamo non dover lavare a mano le nostre stoviglie, e le teglie da forno in silicone sono perfette anche sotto questo profilo: possono infatti essere infilate tranquillamente in lavastoviglie, e ne usciranno come nuove. Va però detto che anche lavarle a mano non richiede altro che una passata d’acqua tiepida con poco sapone e un risciacquo, quindi sono perfette anche per chi non disponga di questo utile elettrodomestico!

6. Economiche
Se usate spesso il forno, sapete bene quanto denaro si spende per la carta forno, il burro per le teglie, e gli spray antiaderenti. Scegliere le teglie da forno in silicone significa non doversi mai più preoccupare di nessuno di questi strumenti: l’antiaderenza è perfetta senza aggiunte, e non creerete nemmeno più rifiuti con la carta forno da gettare!

7. Atossiche
Il Teflon è un ottimo rivestimento antiaderente – ma purtroppo è tossico, e quando per usura inizia a staccarsi libera quelle tossine nel nostro cibo. Perfino i fumi che rilascia quando scaldato possono essere pericolosi. Nulla di questo accade con il silicone, che è perfettamente atossico e si può usare in totale sicurezza!

Le applicazioni dei sensori angolari

Quando parliamo di sensori angolari, di qualsiasi tipologia essi siano – che si tratti di modelli tachimetrici, relativi, o assoluti; o che sfruttino tecnologie magnetiche, capacitive, ottiche – sappiamo di essere davanti a dei dispositivi con diversi tratti in comune, ossia quello di essere trasduttori, che trasformano una misurazione in un segnale elettrico che appositi circuiti tradurranno nella posizione angolare di un rotore.

Ma ciò che da questa breve definizione può non essere immediatamente apparente è che la funzione svolta in pratica dai sensori angolari – ossia, in definitiva, la misurazione della posizione angolare di un asse rotante – può essere declinata in decine di diverse possibili applicazioni, in decine di situazioni industriali (dal settore del controllo di processo a quello delle macchine utensili, dai laminatoi alle macchine per la lavorazione del vetro, dal settore tessile a quello del legno, dalle gru alle macchine da stampa… ).

Le misurazioni dei sensori angolari permettono infatti di ottenere dati su tre diverse situazioni frequentissime in molti ambiti:

– per prima cosa, com’è ovvio, i sensori angolari permettono di calcolare gli spostamenti angolari. Questo significa che, collegando il rotore del sensore stesso all’asse rotante di un macchinario di qualsiasi tipo, gli impulsi elettrici emessi dal sensore stesso renderanno possibile la misurazione della posizione angolare dell’asse della macchina, e quindi la regolazione del suo funzionamento.

– può però risultare meno immediato, ad esempio, dedurre che i sensori angolari possono essere utilmente sfruttati, in diverse situazioni… per misurare degli spostamenti lineari! Pensiamo infatti a quante volte la movimentazione in una direzione lineare è affidata a dispositivi dotati di assi rotanti; possiamo citare il caso di un asse traslante governato da un sistema a cremagliera e pignone, oppure quello di un carro mosso da un apparato a vite e chiocciola. In entrambi questi casi, come in molti altri, dei sensori angolari installati sulle parti rotanti permetteranno, con un semplice calcolo automatizzato, di misurare spostamenti in linea!

– e in conclusione, non scordiamoci che i sensori angolari sono in grado di misurare non soltanto l’entità di un spostamento rotatorio o lineare, come abbiamo detto finora, ma anche le sue modalità, ossia la velocità e l’accelerazione. È infatti una semplice questione di programmazione dei circuiti e interpretazione dei dati quella di tarare e configurare i sensori angolari per rilevare la rapidità del movimento dell’asse, o ancora la sua variazione nel tempo, e quindi la sua accelerazione, per qualsiasi impiego di regolazione macchinari si desideri.

Magliette personalizzate per i dipendenti: quattro benefici immediati

Ormai è un fatto abbastanza accettato, specialmente nelle grandi aziende, che la capacità di coinvolgere profondamente i dipendenti sia un elemento importante per migliorare le prestazioni dell’azienda anche sotto un profilo economico. C’è chi trova utile prevedere attività ricreative periodiche, per migliorare il morale, o chi preferisce donare qualcosa ai dipendenti. In questo secondo caso, soprattutto visti i costi ridottissimi su certi volumi di produzione, uno dei regali più spesso selezionati dalle direzioni aziendali sono le magliette personalizzate con il logo aziendale: e pare che i risultati siano particolarmente positivi, e le magliette siano molto apprezzate dai dipendenti. Ecco quattro ragioni per cui può essere positivo per la vostra azienda fare questo regalo a chi collabora con voi:

• Genera un senso di uguaglianza – un’azienda è un piccolo mondo: e come in ogni comunità, ci sono persone molto diverse, ciascuna con le proprie capacità e specialità. Un dono uniforme per tutti può fare molto per dire e dimostrare che, a prescindere dalla loro apparenza, l’azienda li apprezza tutti allo stesso modo e nell’identica misura, e che non fa favoritismi fra quelle che sono tutte, indifferentemente, persone preziose per il proprio lavoro.

• Fa da incentivo – qualsiasi dono, è chiaro, fa piacere, e quindi siamo istintivamente portati ad esser disposti a fare quanto serve per meritarcelo. Ma se questo dono, come è possibile fare con le magliette, diventa un premio, un riconoscimento, allora l’effetto è duplice: non soltanto funge da incentivo per migliorare l’impegno dei dipendenti, ma soprattutto genera in loro, una volta conseguito, l’orgoglio di indossarlo come una medaglia, il che diffonde ancora di più lo spirito di impegno ed emulazione.

• Unisce i dipendenti – il nostro cervello è per molti versi strano, e a volte basta un nonnulla ad attivarne meccanismi molto profondi. Nel caso specifico, è dimostrato che indossare un’uniforme genera immediatamente nelle persone un senso di unità d’azione e di scopo. E qualsiasi cosa possa contribuire con facilità e spontaneità a creare in azienda quello spirito di squadra che tanto fa per incrementare soddisfazione e risultati è senza dubbio un elemento positivo!

• Fa da elemento promozionale – ogni volta che vengono indossati, gli indumenti personalizzati funzionano come elemento pubblicitario, sia in azienda durante il contatto con i clienti, sia in tutti gli ambiti in cui vengono notati: e il tutto gratuitamente. Provate a confrontarne i benefici e i risultati – e soprattutto i costi – con altre forme di branding, come la decorazione degli autoveicoli!

La scelta dei materiali per le guarnizioni in gomma

Nella realizzazione di guarnizioni in gomma morbida, è importante scegliere fra le tante tipologie di gomma sintetica disponibili sul mercato (dal neoprene, all’EPDM, al Viton…) quella capace di rispondere meglio a quelle che saranno le criticità e le richieste specifiche del progetto in questione; la varietà di campi e applicazioni in cui si fa uso di guarnizioni in gomma fa infatti sì che ci si possa trovare a dover rispondere ad esigenze anche molto diverse a seconda del caso, il che richiede l’utilizzo di prodotti anche radicamente differenti.

Fra le proprietà che però più comunemente si richiedono al materiale utilizzato per realizzare delle guarnizioni in gomma c’è sicuramente la capacità di resistere senza danni ad elevati carichi compressivi: sono numerose e comuni infatti le situazioni applicative dove ci si trova a dover fronteggiare pressioni intorno ai 2000 psi, o perfino superiori. Ma al di là di questo ovvio requisito, le variabili di cui tenere conto nella scelta del materiale includono temperatura, elasticità, durezza e compatibilità chimica. Ecco le specifiche di alcuni dei materiali più diffusi nella fabbricazione delle guarnizioni in gomma:

Silicone:

Il silicone può resistere a temperature dai -60 ai 290 gradi centigradi, e registra fra 10 e 85 sul durometro. È raccomandato per flessibilità e resistenza alla compressione, e per applicazioni statiche dove si richieda resistenza a ozono e raggi ultravioletti; è invece sconsigliato nelle applicazioni dinamiche che richiedano resistenza a strappi e abrasioni.
Sovente usato in campo medicale, elettrico e di controllo dei fluidi.

Neoprene:

Il neoprene resiste a temperatura fra i -50 e i 120 gradi centigradi; al durometro registra fra 20 e 90. è consigliato l’uso come ritardante di fiamma, e dove ci sia rischio di abrasione; è invece vulnerabile a raggi ultravioletti, calore, chetoni ed esteri. Ha più spesso applicazione nell’industria.

EPDM

L’EPDM è adatto ad operare nel range di temperatura fra i -50 e i 150 gradi centigradi. Registra fra 25 e 95 sul durometro, ed è particolarmente consigliato in esterni, perchè resistente ad acqua, ozono e agenti atmosferici. Sconsigliato, invece, in ambienti corrosivi o a contatto con oli. Trova impiego nel campo dell’automotive, del riscaldamento, della ventilazione e dell’aria condizionata.

Gomma nitrile:

La gomma nitrile viene utilizzata dai -40 ai 120 gradi centigradi; il durometro la colloca fra i 30 e i 95. Esibisce ottima resistenza a petrolio e usura, mentre è vulnerabile a chetoni, esteri e ozono. Viene utilizzata soprattutto per le guarnizioni in gomma per le automobili, nelle pompe di benzina, e nei tubi idraulici.

Fluoro Elastomero, o Viton

Il Viton opera al meglio nel range di temperature fra -30 e 200 gradi centigradi, con risultati al durometro fra i 60 e i 90. Il suo utilizzo nelle guarnizioni in gomma è consigliato dove ci siano calore, petrolio, o sostanze chimiche in generale, mentre è vulnerabile alle basse temperature, al metanolo, e al vapore e all’acqua calda. Soprattutto trova impiego nel settore chimico e medicale, oltre che nell’industria aerospaziale.

Riso: tre varietà da veri gourmet

Il riso è l’alimento base che garantisce la sopravvivenza effettiva di più di metà della popolazione mondiale, ed è il secondo cereale maggiormente prodotto sul pianeta. Vi sembra tutto uguale? Ebbene, sappiate che ci sono, al mondo, quarantamila diverse versioni di riso coltivate attualmente: decisamente più di quante pensavate, ne siamo sicuri, e molte più di quante ne possano vantare la maggior parte degli altri alimenti. E fra tanta sconfinata varietà, oggi vi presentiamo tre tipologie di riso particolari – una delle quali nostrana, e speriamo che almeno quella vi sia familiare, dato che è riconosciuta come una delle migliori al mondo! – che dovreste davvero assaggiare se volete imparare a conoscere più a fondo, e apprezzare pienamente, questo alimento così incredibile. Eccole qui per voi:

1. Basmati: Fra tanti doni che l’India ha fatto al mondo sul piano culturale, artistico, letterario, possiamo anche annoverare il dono culinario di questo riso stagionato, a grano lungo. Il nome stesso è antico: deriva dal sanscrito “vasmati”, che significa “aromatico”, e infatti il riso Basmati ha un aroma assolutamente unico. Si tratta di un riso capace di sopportare lunghe cotture, come necessarie in uno dei piatti più famosi preparati col Basmati, il Biryani: riso e carne tenera o frutti di mare, insieme a verdure fresche e spezie ed erbe profumate, per un piatto unico delizioso. La lunga cottura permette ai chicchi di assorbire senza sfaldarsi tutti gli aromi del cibo.

2. Arborio: Uno dei nostri orgogli nazionali a livello gastronomico, il riso Arborio è un prodotto eccezionale, la cui caratteristica principale è la straordinaria cremosità una volta cotto: frutto dell’amido che il chicco dell’Arborio (che prende il nome dal comune dove ha avuto origine e dove viene coltivato ) rilascia durante la cottura. Per questa ragione, il riso Arborio è ovviamente il principe quando si tratta di preparare un risotto, dato che aiuta a legare gli ingredienti – che siano verdure, funghi, pesce, carne, perfino frutti – insieme alla mantecatura rigorosamente a base di Parmigiano, permettendo la preparazione di piatti da veri chef, dal sapore e dalla consistenza straordinari!

3. Jasmine: meno conosciuto nelle nostre zone, il riso Jasmine ha lunghi chicchi molto sottili, dal lieve profumo floreale, ed è tipico delle preparazioni dell’Estremo Oriente; ha infatti avuto origine in Thailandia, ma è anche abbondantemente coltivato, oggi, in Vietnam, Cambogia e Laos. Le sue particolari caratteristiche lo rendono migliore quando cucinato per assorbimento, anziché in molta acqua; sebbene risulti molto gustoso anche bollito, tuttavia, rende al meglio quando viene fritto in padella con cipolle, aglio, peperoncino e salsa di soia, creando uno dei piatti tanto colorati e aromatici che tanto ci affascinano viaggiando in oriente!

L’utilizzo delle pulitrici Branson per la pulizia delle piccole superfici

La pulizia di tipo tradizionale, con impiego di agenti chimici, può essere molto efficace sulle superfici esterne, ma raramente permette una pulizia veramente accurata delle superfici interne, e difficilmente raggiungibili, come si presentano ad esempio sovente nei gioielli. Le pulitrici Branson a ultrasuoni rappresentano, in questo caso, un ottimo strumento per ottenere una pulizia perfetta di oggetti di qualsiasi geometria, anche la più complessa; sono infatti specializzate nel rimuovere la sporcizia proprio dove i normali metodi di pulizia non posso arrivare efficacemente.

I gioielli da pulire vengono depositati in un’apposita vasca colma di liquido caldo. Sotto questa vasca è posto un trasduttore, che genera continuamente onde ad ultrasuoni che si propagano nel liquido, generando minuscole bolle di microcavitazione. Queste si insinuano in ogni fessura o pertugio dell’oggetto – nel nostro esempio, dei gioielli – trasportandovi gli agenti chimici pulenti, che possono così agire con pieno effetto anche in punti che normalmente non potrebbero mai raggiungere.

Le pulitrici Branson ad ultrasuoni sono fra i modelli più potenti e a migliori prestazioni disponibili sul mercato. Fra le loro caratteristiche ci sono sicuramente la robustezza, che permette di utilizzarle con ottimi risultati per molti anni, e la capacità di produrre onde a 40 kHz, ideali per la rimozione rapida delle particelle di sporcizia. Sono dotate di controlli digitali per intensità delle onde, temperatura, e durata del ciclo di pulizia, così da permettere risultati impeccabili con grande semplicità.

Dissuasori del traffico: come usarli per il controllo accessi nella vostra proprietà

Se pensate che l’installazione e l’utilizzo di dissuasori del traffico automatici, di quei modelli che possono essere fatti scomparire nel terreno o riportati in funzione con la pressione di un semplice tasto di telecomando e che spesso si vedono installati nelle zone a traffico limitato per delimitarle e impedire l’accesso, sia limitata agli enti pubblici o ad aziende di grandissime dimensioni, con sedi mastodontiche come grattacieli o palazzi, ripensateci! Investire un po’ nel controllo del traffico intorno alla vostra proprietà è una scelta saggia e intelligente per assicurare il benessere e la sicurezza della vostra famiglia e della vostra casa.

Può essere perché abitate in un quartiere molto trafficato, e preferite che l’accesso al giardino della vostra casa, dalla strada, non sia possibile se non siete voi a permetterlo. Oppure potete considerarlo un livello di sicurezza per la vostra casa, in supporto ai normali cancelli automatici. Ma i dissuasori di traffico elettrici sicuramente potranno rivelarsi lo strumento ideale per permettervi di mantenere un livello di sicurezza che vi permetta sonni tranquilli. Se avete dubbi, considerate questo: mentre sono molto pochi i cancelli che non subiscono danni dall’impatto di un veicolo lanciatovi contro per sfondarli, i dissuasori di traffico di migliore qualità possono arrestare perfino un camion a piena velocità senza essere sradicati. Non vi sentite già più sicuri?

5 buone idee per rimettersi in forma con la ginnastica!

1) Motivazione!
Non per tutti è facile impegnarsi solo perchè un obiettivo è giusto o importante. Se il vostro problema con la ginnastica è quello di trovare motivazione, c’è un metodo antico per superarlo – fatelo con un amico! Confrontarvi, senza competizioni, sugli sforzi che fate e sui risultati che ottenete sarà positivo, rinforzerà il vostro rapporto, e vi aiuterà a non perdere di vista gli obiettivi!

2) Regolarità!
Pare proprio che mantenere un orario regolare per il porprio esercizio fisico lo renda ancora più efficace. E soprattutto se siete genitori, l’orario migliore può essere la mattina presto, quando i vostri figli dormono, e gli impegni non sono ancora iniziati.
Un ottimo modo di cominciare la vostra giornata!

3) Divertimento!
Continuare con impegno e regolarità qualsiasi regime di esercizio fisico è molto più semplice se lo rendiamo divertente. Chi ha detto che la ginnastica che facciamo deve essere identica ogni giorno? Al posto di correre sul tapis roulant, provate a fare una corsa nel parco; oppure andate a fare una nuotata alla piscina più vicina. Incontrerete persone, staccherete dalla routine, e metterete negli esercizi una nuova energia!

4) Comodità!
Una delle scuse più facili da darsi per non fare esercizio è “è scomodo”. Andare fino alla palestra, trovare parcheggio, tirare fuori dallo sgabuzzino la panca da addominali e montarla…
Superate il problema. Trovate una palestra che sia lungo la strada che percorrete ogni giorno, e scoprite i loro orari: potreste andarci prima del lavoro, o tornando a casa. Mettete le attrezzature che usate in casa dove siano comode da raggiungere e da usare. La stanchezza e la fatica saranno già ostacoli da superare – liberatevi di tutti gli altri!

5) Impegno!
Il modo migliore di raggiungere i risultati è prendersene l’impegno in modo chiaro, preciso ed eventualmente pubblico. Decidete con precisione perchè state facendo ginnastica, che sia “per perdere 5 chili entro questo mese”, o “per perdere due taglie in tempo per l’estate”, o “per poter salire le scale senza più affanno”. E una volta deciso, lavorate verso quell’obiettivo! la strada è chiara, sapete cosa fare, e avete modo di confrontare i vostri risultati con quello a cui vi siete impegnati. Prendersi un impegno preciso è fare una scommessa su voi stessi – vincetela!

Il filtraggio dell’aria: un unico scopo, sistemi diversi

Sempre più spesso, in un grande numero di situazioni industriali anche molto distinte fra loro, obblighi di legge o la semplice constatazione che l’aria all’interno dello stabilimento necessita di essere purificata portano all’installazione di appositi impianti di aspirazione centralizzata, ormai presenti sul mercato in gran numero e varietà. Le situazioni diverse dei differenti tipi d’azienda, infatti, richiedono anche filtri, sistemi e metodi particolari e specifici, così da permettere di purificare l’aria dai contaminanti caratteristici di un determinato processo industriale; in alcuni ambiti, inoltre, a questa esigenza si unisce quella di eliminare gli odori sgradevoli generati dalla produzione.

Il mercato offre dunque un numero considerevole di sistemi di filtraggio diversi per purificare l’aria; alcuni ad esempio, liberata l’aria dalle sostanze contaminanti di qualsiasi tipo, la emettono all’esterno, aspirandone di nuova e fresca da immettere nello stabilimento, mentre altri mantengono in circolo la stessa aria, dopo averla purificata e rigenerata. Per quanto poi riguarda i filtri veri e propri, questi si distinguono in base a quali sostanze debbano trattenere, se polveri, vapori, o germi e spore, il che ci porta ai vari filtri a carbone, ionizzatori, UV o ad ozono, che sono i modelli al momento più diffusi sul mercato.

Fra questi, ad esempio, si sfruttano i filtri a carbone nei casi in cui sia necessario eliminare sia gli odori tipici dell’impianto (come capita ad esempio nelle industrie chimiche o nelle cartiere) sia le particelle tossiche, che siano polveri o fumi. Per le muffe, invece, son preferibili gli ionizzatori, i quali trattengono su apposite lastre di vetro allergeni, polveri e spore liberandone l’aria: ne esistono anche modelli portatili, di grande comodità. Il problema dei germi e dei batteri nell’aria viene invece risolto con l’uso dei filtri ad ozono e a Ultravioletti; questi trovano perciò massimo impiego nei centri di ricerca e negli ospedali.